Valcupa non era sulle mappe. Era un grumo di case in pietra aggrappate a un costone dell’Appennino, dove la nebbia non si alzava mai del tutto. I pochi che ci passavano ricordavano solo il silenzio. Un silenzio innaturale, come se anche gli uccelli avessero paura di cantare.
Elias sentì la propria volontà sbriciolarsi. Le sue gambe iniziarono a muoversi da sole, riportandolo verso il centro del villaggio. Non poteva gridare, non poteva opporsi. Mentre camminava, vide le luci delle case spegnersi una a una. Il villaggio dei dannati
L'espressione "" richiama immediatamente le atmosfere inquietanti del romanzo di John Wyndham, I figli dell'invasione , e dei celebri adattamenti cinematografici di Wolf Rilla (1960) e John Carpenter (1995). Valcupa non era sulle mappe
Con il passare degli anni, i dodici diventarono un'unica entità. Si muovevano insieme, parlavano poco e solo tra loro, camminando per le strade di Valcupa come piccoli sovrani in esilio. Gli abitanti iniziarono a temerli. Nessuno osava rimproverarli, perché chiunque ci provasse finiva vittima di "incidenti": una caduta dalle scale, un fuoco che divampava improvviso in cucina, una mano che finiva inspiegabilmente sotto una sega circolare. Un silenzio innaturale, come se anche gli uccelli
Una notte di luna piena, Elias decise di agire. Aveva scoperto che i bambini si riunivano ogni sera nel vecchio fienile abbandonato ai margini del bosco. Si avvicinò strisciando nell'erba alta, il cuore che gli batteva contro le costole come un martello.
Ecco un racconto originale ispirato a quel tema, ambientato in una sperduta località italiana. L'Ombra di Valcupa
Sbirciò da una fessura tra le assi di legno. I dodici erano seduti in cerchio, perfettamente immobili. Al centro, una luce fioca e pulsante sembrava scaturire dal terreno. Non parlavano, ma Elias sentiva un brusio costante nell'aria, come un alveare di vespe elettriche.